sabato 13 ottobre 2007

Marconi Club di Sydney

Nel tardo pomeriggio di sabato 13 ottobre, la delegazione ha visitato una grande struttura di italianità che si trova nella periferia di Sydney, il Marconi club. Questo grande complesso, formato da numerose sale, ristoranti, spazi ricreativi, campi sportivi, eccetera, riveste un grande interesse per l’organizzazione italiana che si occupa della GMG 2008. Il prossimo anno festeggeranno il 50° di fondazione e sono all’apice della loro attività ricreativa e culturale con una forza non piccola assicurata dai 30.000 soci. In questo spazio potrebbe trovare ospitalità la manifestazione di italianità “Festa italiana” che, sulla scia di quanto è capitato a colonia nel 2006, avrà luogo anche nel 2008 a Sydney. Un’occasione, a margine delle celebrazioni ufficiali, per consentire ai giovani italiani partecipanti alla GMG di incontrarsi tra di loro, assieme agli italiani che vivono in Australia e ai giovani che raggiungono la GMG stessa al seguito delle loro conferenze episcopali nazionali appartenenti a famiglie di origine italiana. Una grande occasione, di livello mondiale, per sottolineare ancora una volta l’importanza dell’italianità in stretto collegamento che quest’ultima ha con la dimensione religiosa profondamente popolare.

Berrima, religiosità dei popoli

Penrose Park di Berrima, 5000 persone in cammino religioso

Lasciata la comunità italiana di Brisbane, dopo appena un’ora di volo abbiamo raggiunto la grande e bella città di Sydney. Non appena atterrato l’aereo, un generoso disponibilissimo giovane italo australiano, Salvatore Scevola, ci ha velocemente accompagnato ad un centinaio di chilometri di distanza, dove nel santuario della Madonna di Cestochova, situato nel Penrose Park di Berrima, era in corso una solenne celebrazione che ha luogo il 13 di ogni mese. Tale ricorrenza, è evidente, è collegata con l’anniversario delle apparizioni di Fatima e vede accorrere migliaia di persone in devoto raccoglimento ed intensa preghiera. Inutile sottolineare che queste persone sono gran parte rappresentanti di comunità straniere che vivono in Australia e che giungono sul posto con numerose auto e con diversi pullman. Questa provenienza è anche testimoniata da numerose cappelle e chiesette, forse un centinaio, che si trovano disperse nel percorso interno del parco che congiunge il santuario alla grotta di Lourdes. Si tratta di cappelle dedicate ai santi e ai titoli con il quale la Madonna è venerata nelle varie parti del mondo. Anche l’Italia fa la sua bella figura e la chiesetta dedicata a San Pio da Pietralcina è tra le più frequentate. Siamo arrivati sul posto e ci ha colpito la marea di persone che si accostava alla comunione distribuita da una quindicina di sacerdoti, tra i quali padre Canova missionario italiano a Camberra. Un pasto frugale e veloce nel convento dei padri Paolini, di origine polacca e perciò molto legati al ricordo di Giovanni Paolo II e quindi una lunga ed interminabile processione eucaristica fino alla grotta della Madonna di Lourdes, presieduta da sua eccellenza Monsignor Gaetano Bonicelli. Precedevano il baldacchino del Santissimo, numerose statue della Madonna, portate a spalla dai rappresentanti delle varie comunità presenti, che avevano con loro anche numerose bandiere e gonfaloni. Dopo la recita di diverse preghiere, in varie lingue, il vescovo ha impartito a tutti una solenne benedizione e ha tenuto una commovente ed apprezzatissimo discorso. Egli ha sottolineato come la Madonna costituisca la porta che conduce a Cristo e questo era ben rappresentato durante la processione dal fatto che le statue mariane precedevano l’ostensorio con il Santissimo sacramento. Quindi ha invitato i presenti a seguire la Madonna per ricercare Cristo e per dare un senso alla propria vita, compresa quella degli emigranti che hanno fatto molti sacrifici ma che hanno trovato nella fede cristiana un sostegno per superarli. Alla civiltà moderna, nella quale Dio non trova più posto, mons. Bonicelli ha augurato di ritrovare adeguati spazi anche per la trascendenza e non solo per la quotidianità e per il divertimento, poiché solo attraverso le ragioni della fede si può ridare un senso ad una vita frastornata che comprime anche la dignità umana e la centralità dell’uomo rispetto ad ogni altra considerazione. Gli emigranti, ha concluso il vescovo, sono dei bravi cristiani che stanno dare la loro testimonianza di fede nel loro impegno sociale anche nei paesi in cui vivono, inseriti nelle diocesi locali ma con degli spazi aggiuntivi nei quali si ritrovano più a loro agio.

Comunità italiana e ruolo storico

Il ruolo storico della comunità italiana.
Gli autori di Italo-Australiani si interrogano su quale impatto e ruolo possa aver avuto l’emigrazione italiana nel contatto con la società australiana.[1] Essi rilevano che dopo l’arrivo della grande migrazione italiana del dopoguerra:
“La presenza italiana cominciò a contribuire in profondità ai mutamenti irreversibili della comunità e dell’identità nazionale australiane.[2]
Per l’emigrante italiano i primi due decenni del dopoguerra furono fondamentali nel forgiare una nuova mentalità. Nella stragrande maggioranza dei casi si era emigrati in Australia per rimanervi, quindi era necessario distaccarsi dalle abitudini del “paese” e fare i conti con nuove realtà.
Se gli emigrati italiani hanno dovuto rinegoziare l' inserimento nella società che li aveva accolti, il mondo australiano non ha potuto evitare di entrare in contatto lo stile tipico italiano, ben evidente nei luoghi abitati dagli stessi. Esistono sobborghi, quali Carlton, Griffith, Fremantle, Fairfield, Leichhardt, dove da decenni si respira un’atmosfera tipicamente italo-australiana. Anche al di fuori di queste “nicchie” l'italianità si è affermata con la cucina italiana, conquistando i palati del grosso pubblico, i luoghi (strade e sobborghi) che portano i nomi di località italiane,[3] l’architettura, i negozi, i prodotti tipici della moda, i diversi modi di socializzare e di divertirsi (clubs e associazioni), realizzazioni concrete di una simbiosi culturale, sperimentate personalmente durante la celebrazione di molte funzioni come i matrimoni misti. Tutto questo ha prodotto un avvicinamento ed avviato una interazione fra mondi culturali diversi. L'effetto ottenuto é un maggior senso di tolleranza nella comunità australiana e, nel contempo, anche nella comunità italiana e nelle altre comunità etniche, attivando un’accettazione vicendevole, sulla base di nuovi parametri sociali, geografici e politici. Non più un mondo vicino all’Antartide, lontano dalla madrepatria l’Inghilterra, ma un mondo aperto al vicino continente dell’Asia non più vista con i soli occhi colonialisti o razzisti (“il pericolo giallo”, percepito alla fine della Seconda Guerra Mondiale).
Rimane da stabilire fino a che punto si possa parlare di un italo-australianità, una categoria che anche altrove, in America del Nord ad esempio, sfugge a descrizioni precise:
La situazione attuale dell’esperienza italo-americana si focalizza sulla 6° o 7° generazione di persone che sono adesso titolari di doppia etnicità: italiana ed americana. Infatti, la categoria “italo-americana” rappresenta una nuova realtà etnica che andrebbe studiata maggiormente.

La politica del multiculturalismo e la spinta verso rapporti più sereni a livello internazionale ha avuto una sua ricaduta anche sulle comunità cattoliche?
Era prevedibile almeno in parte che il sentimento di opposizione e a volte di intolleranza, provata agli inizi dell’avventura migratoria, venisse rimpiazzato da un sentimento di accettazione, rispetto e a volte ammirazione reciproca. Nell’ ambito strettamente religioso é da notare come una buona parte delle feste religiose siano nate sull’onda delle politiche multiculturali lanciate dal governo laburista agli inizi degli anni ‘70. Anche a livello parrocchiale si sono gradualmente assopite le incomprensioni fra i missionari per gli emigranti, coloro che comunque si adoperavano per gli stessi ed il clero australiano.
Due mondi religiosi diversi si erano incontrati senza capirsi. Pur essendo sorte incomprensioni iniziali, con l’andare del tempo si stabilì un modus vivendi, anche se non sempre conforme ad un ideale di reciproca accettazione ed apprezzamento.

Sotto l’aspetto religioso gli emigranti cattolici, finora giunti in Australia, riconoscono senza ombra di dubbio che gli Italiani hanno creato una serie di feste religiose e manifestano una venerazione particolare per i loro morti. Questi due aspetti caratterizzano la prima generazione di emigranti, che sono rimasti ancorati per esperienza e religiosità alla memoria di quello spirito cattolico avuto in dote dai loro paesi.
Alla precisa domanda se vi fosse stato un apporto specifico della comunità italiana al Cattolicesimo Australiano, il vescovo Joe Ò Connell rispondeva che “il cattolico italiano ha contribuito a far capire al cattolico Australiano medio che esisteva un’altra maniera di essere cattolici diversa dalla solita legata a norme precise”. E, proseguiva il vescovo, il loro senso di gioia, la promozione dell’incontro, la spiritualità spontanea derivante da un rapporto con Dio e con i Santi “nostri protettori” ha portato in Australia una ventata di aria fresca.
Il discorso é ben diverso quando si passa ai loro discendenti: si lasciano assorbire facilmente dal modo di vivere, dei loro coetanei, australiani e no, caratterizzato da indifferenza e distanza psicologica dalla Chiesa, come se fosse una istituzione che non li riguarda.
[1] Vedi Stephen Castles et al. (ed.), Italo-Australiani. La popolazione di origine italiana in Australia, Fondazione Giovanni Agnelli, Torino, 1992, soprattutto gli ultimi due capitoli, “Cultura, Comunita’ e ricerca di un’identita’ italo-australiana” (pp. 353-374); “Gli Euro-Australiani si affacciano sul Pacifico” (375-397).
[2] Idem, p. 353.
[3] L’Italian Forum a Leichhardt (Sydney) o la Lygon Street a Carlton (Melbourne).

Servizio civile a Brisbane

Laura e Cinzia 27 anni, Francesca di 25 e Miriam di soli 19 anni sono quattro giovani ragazze che fanno parte della delegazione italiana. Il loro viaggio però è di sola andata e si ferma a Brisbane. Sono le volontarie selezionate, sponsorizzate ed inviate dallo Stato italiano per il progetto di servizio civile che la Fondazione Migrantes ed il Servizio nazionale per la pastorale giovanile della CEI hanno presentato all’ufficio nazionale del ministero degli affari sociali attraverso la Caritas italiana.
In Australia gli operatori locali e responsabili del progetto e delle volontarie in servizio civile sono il titolare della parrocchia italiana di Brisbane e il presidente della F.C.I. federazione cattolica italiana membro dell’UCEMI-Migrantes.


Il progetto “verso Sydney 2008”

Il progetto nasce dalla volontà di mettere a disposizione dei giovani il patrimonio di esperienze e di conoscenze maturato lungo anni di servizio alla realtà dell’emigrazione.
E’ una risorsa per il loro protagonismo consapevole nella costruzione di una cultura della cittadinanza europea e permetterà alle quattro volontarie di incontrare culture diverse, comprenderle ed integrarle con la propria.
Il progetto per i criteri e le attività che prevede offre la possibilità di mediare un contatto ed una conoscenza approfonditi della realtà giovanile australiana, tramite le strutture, le persone e le attività dei centri pastorali italiani in Australia.
La concomitanza con il periodo di preparazione del prossimo incontro mondiale di Sidney (luglio 2008) rende particolarmente interessante per i giovani la realtà australiana, e costituisce un valore aggiunto per quanto riguarda la possibilità, da parte dei giovani volontari che svolgono il servizio, di diffondere conoscenze e di sensibilizzare ad un contatto diretto.

Il progetto “verso Sydney 2008 è iniziato il 1 ottobre 2007, ma ha richiesto un lavoro di quasi un anno.
A luglio 2006, infatti, è stata accreditata la sede di Brisbane quale luogo di svolgimento del progetto presentando i documenti richiesti, ad Ottobre 2006 si è redatto il progetto “verso Sydney 2008” e consegnato per una valutazione. Il progetto approvato ed ammesso al finanziamento in aprile 2007 è stato pubblicato sul sito web perché tutti i giovani interessati lo potessero studiare. 36 giovani hanno presentato la loro candidatura allegando curriculum vitae e gli attestati richieste dalla procedura. I responsabili degli enti promotori hanno incontrato e selezionato i volontari. I primi quattro che hanno ottenuto il massimo punteggio secondo i criteri di diplomi, professionalità, attinenze alle caratteristiche del progetto hanno ricevuto dall’UNSC l’invio ad iniziare il servizio civile presentandosi presso la sede dell’ente.
La prima settimana di ottobre hanno lavorato sulla formazione, il primo momento dei tre previsti, ed l’8 ottobre le quattro volontarie sono partite per l’estero.

Volontari e requisiti
Il progetto prevede 4 posti. Si deve essere cittadini italiani e godere dei diritti civili e politici, quindi non aver mai riportato ad esempio condanne penali per delitti non colposi, ed essere idonei fisicamente per il progetto con certificazione degli organi del Servizio Sanitario Nazionale (ASL competente o medico di famiglia su apposito modulario) con riferimento allo specifico settore d'impiego per cui si intende concorrere.
Le ragazze che hanno iniziato il servizio civile a Brisbane sono:Laura Meda, 27 anni di Casale Monferrato (AL); Francesca Versano, anni 26 di Genova; Miriam Rossi, anni 19 di Gallarate (VA) e Cinzia Amico, anni 27di Ortona (CH)

Dove si svolge
La sede principale del progetto sarà BRISBANE, in Australia, ma è previsto un periodo di servizio anche a Sidney in concomitanza con la Giornata Mondiale della Gioventù del 2008. Brisbane è la capitale dello stato del Queeensland, in Australia. La città di Brisbane conta circa 957.010 abitanti mentre la sua area metropolitana arriva ad avere circa 1.800.000 residenti, che la rendono, per popolazione, la terza area metropolitana dell'Australia. Oltre a questo, Brisbane è uno dei tre maggiori porti del paese

Quali sono gli obiettivi del progetto
Ai giovani che si sono avvicinati al Servizio Civile su progetto di Migrantes, Servizio nazionale per la pastorale giovanile e Caritas, enti della chiesa italiana, viene chiesto di pensare a questo anno non come una “parentesi”nella loro vita, ma come un anno intenso, ricco di stimoli e di sfide, un anno che raccoglie le memorie del passato e produce orientamenti per le scelte future.
Si propone un anno di formazione intesa come competenza del servizio che si svolge, ma anche come momento di auto-riflessione, di ripensamento e di scoperta. E’ un anno per mettersi alla prova, per conoscere se stessi e fare nuove amicizie; per condividere con altri giovani i propri vissuti attraverso la dimensione comunitaria e la sensibilizzazione. L’intento è quello di proporre un’esperienza che cerchi e costruisca senso. Un’esperienza che davvero cambi la vita.

Il progetto inoltre è nato dalla volontà specifica di Fondazione Migrantes di mettere a disposizione dei giovani il patrimonio di esperienze e di conoscenze maturato lungo anni di servizio alla realtà dell’emigrazione, nella convinzione che esso costituisca una risorsa per il loro protagonismo consapevole nella costruzione di una cultura della cittadinanza europea. Essa, infatti, si fonda sulla volontà – ma anche sulla capacità – di incontrare culture diverse, comprenderle ed integrarle con la propria. Non sempre le più diffuse forme di contatto vissute dai giovani (lo studio scolastico, i viaggi, gli scambi culturali…) sono sufficienti allo scopo. Il progetto offre pertanto la possibilità di mediare un contatto ed una conoscenza approfonditi della realtà giovanile australiana, tramite le strutture, le persone e le attività dei centri pastorali italiani in Australia, le parrocchie italiane.
La concomitanza con il periodo di preparazione del prossimo incontro mondiale di Sydney (luglio 2008) rende particolarmente interessante per i giovani la realtà australiana, e costituisce un valore aggiunto per quanto riguarda la possibilità, da parte dei giovani volontari che svolgono il servizio, di diffondere conoscenze e di sensibilizzare ad un contatto diretto.

Cosa e’ chiesto di fare ai giovani volontari

I giovani volontari che svolgono servizio civile parteciperanno alle iniziative e agli incontri giovanili di Brisbane, avranno rapporti strutturali con le parrocchie ed i centri italiani e le nostre rappresentanze diplomatiche: conosceranno così la rete di assistenza ecclesiale e civile degli italiani all’estero.
Per quanto riguarda le istituzioni australiane, i giovani volontari entreranno in contatto con le organizzazioni giovanili ecclesiali, con particolare riguardo a quelle impegnate a livello ecumenico ed interreligioso. Saranno in rapporto stabile con gli Uffici di Pastorale Giovanile della diocesi nonché con il Comitato Organizzatore della Giornata Mondiale della Gioventù 2008.
Attraverso la collaborazione in attività di animazione, apprenderanno le problematiche e le valenze positive legate all’emigrazione italiana in Australia; miglioreranno la loro conoscenza della lingua e della cultura australiane, attraverso la partecipazione ad incontri di organizzazione giovanili locali, la visita di alcune importanti località della Australia, la conoscenza con le Missioni e le famiglie italiane in Australia. Faranno crescere la conoscenza del servizio civile presso le Università e i Centri di aggregazione giovanile in Australia, come occasione di crescita civile e solidaristica.

venerdì 12 ottobre 2007

Congresso ANFE

In serata negli ampi e spaziosi locali del Club Abruzzo, la delegazione italiana ha partecipato ai lavori del congresso dell’Associazione nazionale famiglie emigranti ANFE, che festeggia quest’anno il sessantesimo anniversario di fondazione e il quarantacinquesimo di presenza in Australia. Di fronte ai 150 delegati provenienti da tutta l’Australia e numerosi ospiti del posto, la delegazione italiana ha avuto modo così di presentarsi e di illustrare le finalità della propria visita in Australia, assieme ad un’ulteriore presentazione del rapporto degli italiani nel mondo. Vi ha provveduto dapprima il Vescovo Bonicelli, il quale nel benedire la mensa ha trovato l’occasione di pronunciare parole appropriate per la circostanza, attraverso le quali ha sottolineato l’impegno della Chiesa italiana per il mondo dell’emigrazione, assieme all’invito a non smarrire i valori della cristianità, fondamentali per assicurare all’umanità intera condizioni di vita che siano rispettose della dignità umana, minacciata da un allontanamento dalla fede cristiana. Don Locatelli ha quindi parlato dell’attenzione che la Chiesa italiana continua di rivolgere agli emigranti e ha anche accennato al problema delle nuove migrazioni, che vedono ogni anno partire decine di migliaia di giovani qualificati per andare a lavorare all’estero in condizioni certamente meno svantaggiate di quelle delle passate generazioni di emigranti. Ha poi illustrato il secondo rapporto italiani nel mondo, sottolineando lo sforzo della Migrantes, che si è avvalsa di un comitato promotore composta da Acli, Inas-cisl, Mcl e missionari scalabriniani, nel comprendere ed aiutare a comprendere il fenomeno dell’emigrazione, la ricchezza di valori e di significati che la stessa rappresenta nell’interesse di tutta la nazione. Luigi Papais, a nome dell’Ucemi (Unione cristiana enti migranti italiani) ha ribadito nuovamente l’importanza del ruolo delle associazioni che operano nel settore dell’emigrazione, una rete che consente di mantenere contatti sia con gli emigranti del paese di partenza e di arrivo e con la patria natia. L’associazionismo, ha ribadito, è uno strumento ancora indispensabile per non disperdere quel grande patrimonio umano che era presente in tanti sodalizi che mantengono uniti di emigranti tra di loro. Esso va comunque aperto ancor di più ai giovani che, come confermano le statistiche, a partire dalla terza generazione riacquistano la consapevolezza di quanto sia importante riscoprire le proprie radici e di mantenere con forme nuove ed inedite contatti con quanti vivono nella terra dalla quale sono partiti i loro genitori o nonni. Ci sono nuove forme di comunicazione, come Internet, posta elettronica, chat, ecc. che possono consentire comunque l’assolvimento di queste esigenze, soprattutto a carattere culturale. Anche Don Nicolò Anselmi ha intrattenuto brevemente i pazienti ospiti, che hanno creato per noi una preziosa occasione di presentazione delle nostre iniziative, parlando della GMG e della necessità che le famiglie di origine italiana aprano le porte delle loro case e si mettano a disposizione dei nostri giovani, per consentire uno scambio culturale e spirituale, utile anche per il futuro delle associazioni.

My home My History



Brisbane mostra fotografica

Una mostra introspettiva e prospettica allo stesso tempo.
“Quello che noi siamo oggi è quanto siamo riusciti a fare insieme”. E’ il motto che guida una interessante mostra di disegni e fotografie che sono il risultato di un progetto condiviso da pittori, artisti e fotografi circa l’anima e le attese di una persona che si è sradicata da un contesto sociale per inserirsi in un altro come l’emigrante.
L’ispirazione è venuta infatti dalla constatazione del fenomeno dell’immigrazione italiana in Australia.
360 mila persone dal 1947 al 1976, “l’aspetto umano - recita la guida-di uno dei più significativi e riusciti esempi di riuscita immigrazione nella storia postcoloniale dell’Australia.
Il titolo della mostra è del resto eloquente:”la mia casa, la mia storia”.
Gli espositori – Su zanne Soopy, David Lloyd e Angela Blebely- hanno visto in questa immigrazione italiana l’inizio di una unica forma di multiculturalismo a partire dalla casa come luogo di ricordi del passato nel suo ornamento, nei mobili e fotografie e quant’altro ma, al tempo stesso, impostazione di culturale negoziazione con il presente della nuova residenza diversa nell’architettura e nelle suppellettili.
I valori “australiani” di individualismo e prosperità si sposano con la tradizione italiana di comunità e di solidale autorealizzazione.
Con questo, gli artisti vogliono espressamente opporsi ad una chiusura ideologica degli integralisti australiani dei primi tempi, espressa da un romanzo del 1957 di Nino Culotta (pseudonimo di un comico locale John O’Grady) che scrive in un passaggio: “Ci sono troppi nuovi australiani “che ancora vivono mentalmente nel loro paese, che fanno un tutt’uno con gente della propria nazionalità e tentano di mantenere la propria lingua e le proprie abitudini. Che,anzi, tentono di persuadere gli australiani di adottare i loro costumi ed il loro comportamento. Tagliamo corto. Non cè miglior modo di vivere nel mondo di quello australiano”.

ANFE : un’associazione per le famiglie dei migranti


Si deve alla On.le Maria Federici, professoressa di lettere, sposa e madre, formata e militante in Azione Cattolica, deputata DC al Parlamento già fin dalla fase costituente, la constatazione e/o intuizione che le Migrazioni sono un fenomeno sociale sostanzialmente e principalmente di natura familiare sia che emigri un solo componente o l’intera famiglia.
Per questo motivo nel 1947 fonda un’apposita associazione: l’ANFE ossia Associazione Nazionale delle Famiglie degli Emigranti.
Ne consegue il grande interesse che l’ANFE ha avuto per i ricongiungimenti familiari, per le “vedove bianche” cioè le spose in Italia dei capifamiglia emigrati, per gli “orfani della frontiera”, i figli di emigrati messi in collegi possibilmente ai confini nazionali per facilitare le visite (Domodossola, Veneto), per le ragazze “au pair” che andavano sole, e, spesso indifese, presso famiglie, specialmente in Inghilterra.
Si partiva sempre da una considerazione economica (l’operaio) e si puntava sulla condizione di cittadino (la persona), lo stato normale ed appagante era sempre l’unità e l’armonia del nucleo di base (la famiglia).
Oggi che la famiglia sta subendo grossi mutamenti al suo interno e forti pressioni spesso disgreganti dall’esterno ad opera di gruppi ideologici, appare con maggior evidenza la giustezza ed efficacia di una tale visione e l’opportunità di una simile prospettiva.
In questo anno, quando l’ANFE festeggia il suo 60° di fondazione, è importante fermarsi a riflettere su quella scelta fondamentale per confermare la validità ed aggiornarne le strategie.
Le politiche familiari sono infatti spesso indecise quando non mortificanti nei loro interventi, anzi si mostrano addirittura indifferenti sul “tipo” di famiglia da sostenere, mettendo in seria difficoltà natura e stabilità dell’unione di uomo e donna fondata sul matrimonio.
L’immigrazione sempre più numerosa e culturalmente diversificata accentua la necessità di chiarezza e di sostegno alla famiglia, prima e fondamentale cellula della società civile e base di quella religiosa.
Giustamente anche la sezione ANFE australiana, fondata nel 1962 da Giovanni Caruso che ne è stato il primo presidente ed ora ne è il delegato nazionale, ha convocato 150 delegati da tutte le città australiane per celebrare il 45° anno di vita, ma ancor più per una verifica ed un rinnovamento, anche di cariche sociali.
L’augurio della Fondazione Migrantes, presente con una qualificata delegazione: il già presidente della commissione episcopale per gli emigrati Mons. Gaetano Bonicelli, il già direttore nazionale ed attuale responsabile della stampa Migrantes Mons. Silvano Ridolfi, l’attuale direttore per gli italiani all’estero don Domenico Locatelli, il vice-presidente UCEMI (unione cristiana enti per i migranti italiani) dott. Luigi Papais, che sta seguendo in Sydney e sostenendo la prossima “Giornata mondiale della gioventù” (luglio 2008), è spontaneo e cordiale per un successo che è beneficio di tutta la comunità sia italiana che australiana.

Mons. John Alexius Bathersby



Incontro con Mons. John Alexius Bathersby arcivescovo di Brisbane
L’ultimo giorno trascorso a Brisbane è stato dedicato all’incontro con l’arcivescovo titolare della Diocesi di Brisbane.
S.E. mons. John Alexius Bathersby, 71 anni e un po’ sofferente per una fastidiosa artrosi ha accolto con grande cordialità la piccola delegazione. Guidata da S.E. Mons. Gaetano Bonicelli per 10 anni presidente della Commissione episcopale per le migrazione in Italia la delegazione era composta intieramente da sacerdoti: Mons. Silvano Ridolfi, don Domenico Locatelli, don Nicolò Anselmi e padre Mauro Conte responsabile della comunità scalabriniana locale. Le informazioni scambiate hanno toccati temi di interesse comune: il mondo delle migrazioni, i nuovi gruppi cattolici insediatisi nello stato del Queensland, la prima comunità rappresentata dagli italiani che sono sempre bene inseriti. La percentuale dei cattolici si attesta al 23,6% pari a 622.000 cattolici su una popolazione residente di 2.626.000 e lavora per ben costruire parrocchie territoriali capaci di offrire i servizi religiosi richiesti.
I gruppi più dinamici sono quelli provenienti dall’oriente, filippini, indiani del Kerala, vietnamiti. L’attenzione della diocesi è centrata soprattutto sui giovani, anche sulla spinta delle prossime Giornate mondiali della gioventù.
La diocesi di Brisbane conta 156 preti diocesani, 96 religiosi e 6 diaconi permanenti. Sono presenti 736 religiose e la pastorale ruota attorno a 109 parrocchie.

I responsabili della pastorale giovanile hanno avuto un colloquio anche con i vescovi ausiliari Mons. Joseph oudeman e Mons. Vincent Finnigan, incaricato per la diocesi di Brisbane per la partecipazione alla WYD.

La Chiesa cattolica in Australia










La Chiesa Cattolica in Australia aveva un volto molto diverso cinquant’anni fa. Vi era un numero sufficiente di clero autoctono, e con esso un numero ragguardevole di sacerdoti di origine irlandese. Inoltre grazie alla presenza di opere di carattere sociale (ospedali, ospizi, case di cura o di riabilitazione), negli anni subito dopo la Guerra Mondiale anche grazie all’ apporto dei nuovi emigranti cattolici, era avvenuta un’enorme espansione del numero di parrocchie e di attrezzature parrocchiali. A Melbourne, l’ Arcivescovo Mannix, tra il 1945 ed il 1965 aveva aperto 70 nuove comunità parrocchiali. Il ritmo di espansione e di sviluppo era sostenuto dai contributi dei fedeli. Oltre alle numerose scuole cattoliche vi era una sottocultura religiosa rappresentata dalle numerose associazioni che raggruppavano varie categorie di operai, professionisti e giovani cattolici.
Cinquant’anni dopo la stessa Chiesa Cattolica appare profondamente trasformata. Si traccia un bilancio preoccupante, sottolineando gli aspetti più macroscopici: l’abbandono del loro status sacerdotale o religioso di molti sacerdoti o consacrati; la chiusura di case di formazione e di diversi seminari; la gestione delle scuole cattoliche affidata ai laici; la partecipazione alla Messa domenicale, che si avvicinava al 60% negli anni ’50, scesa al 14%; il senso di appartenenza alla Chiesa Cattolica per i cattolici, giovani famiglie e i giovani in generale, concepita al di fuori degli insegnamenti ufficiali; l’immissione di nuove culture cattoliche provenienti da moltissimi paesi diversi non recepita nella sua ricchezza pentecostale e infine, aggiunge Dixon, il ruolo della donna e del laicato che stenta a decollare.
Di fronte a questa profonda trasformazione dei quadri, funzionanti solo 50 anni fa, molti si chiedono quale sarà il futuro della Chiesa in Australia: l’immissione sempre più rapida di sacerdoti “stranieri”, l’emergenza, documentata da studi, a livello di senso di appartenenza e di adesione agli insegnamenti della Chiesa, da parte di comunità etniche soprattutto se provenienti dall’Asia e l’affermarsi di movimenti come il Cammino Neo-Catecumenale, il Movimento Carismatico, il Thomas Moore Center a Melbourne ed altri aprono varchi di speranza.

Il cattolicesimo australiano é stato sollecitato ad uscire dalla sua insularità e da una dipendenza pluridecennale dal modello irlandese. Con gli emigranti europei, anche gli emigrati italiani hanno partecipato, forse inconsapevolmente, ad un’opera di ampliamento degli orizzonti limitati esistenti all’interno della Chiesa Cattolica e ad un impegno che mirava, pur attraverso lentezze e rifiuti, a costruire una chiesa più aperta e più cattolica.

Non si vede ancora la fine di questo impegno. Anzi.
L’arrivo di numerosissimi altri gruppi, meno consistenti e con alle spalle una esperienza religiosa sofferta nei loro paesi (Vietnamiti, Ucraini, Polacchi, Sudanesi, Medio Oriente ecc...) può avere un effetto benefico su una società gaudente e secolarizzata come l’Australia e su una Chiesa che parla troppo spesso di crisi, di declino, di perdite reali e incontrovertibili, una Chiesa ustionata dalla scomparsa di un passato “glorioso” nella sua storia. Questo passato glorioso, però, non può essere considerato né l’unico modello di Chiesa possibile, né il più valido. Nel giardino di Dio, secondo l’immagine usata da una commissione anglicana, vi sono fiori che appassiscono, ma vi sono anche fiori che rinascono e con colori diversi.

giovedì 11 ottobre 2007

Migrantes presenta il Rapporto italiani nel mondo a Brisbane



A Brisbane nel sobborgo di Wooloowin, nei locali della vecchia chiesa adibiti ora ad auditorium, è stato presentato il secondo rapporto degli italiani nel mondo 2007. Erano presenti più di 100 italiani. A loro è stato messo a disposizione il rapporto 2007.

La regia della serata è stata condotta impeccabilmente da Camillo Impellizzeri presidente della FCI (Federazione cattolica italiana).



Il primo intervento è stato di Mons. Silvano Ridolfi, memoria storica di Migrantes e responsabile del settore stampa della medesima fondazione. Il sacerdote, che vanta una lunga storia di missionario in Germania prima e di dirigente dell’UCEI poi, ha riassunto brevemente l’impegno di quest’ultima a favore del mondo dell’emigrazione, fino a divenire un punto di riferimento privilegiato per tutti gli emigranti. Si è quindi augurato che la presenza organizzata della Chiesa italiana in Australia possa continuare ancora, anche con forme nuove, per coniugare contemporaneamente l’esigenza di una presenza della Chiesa medesima e dei sentimenti di italianità che sono di grande conforto per le persone anziane ma anche di prospettiva per le nuove generazioni.



È stata poi la volta di Don Domenico Locatelli, direttore nazionale Migrantes per la pastorale per gli italiani nel mondo della Cei. Il direttore ha illustrato le finalità della sua struttura, che oltre a mantenere quotidianamente i rapporti con i missionari che lavorano a stretto contatto con gli emigranti, organizza anche delle occasioni di incontro con le comunità italiane all’estero. Qui in Australia, in questo momento l’impegno massimo di Migrantes è congiunto a quello del servizio di pastorale giovanile, sempre della CEI, per organizzare la partecipazione dei giovani italiani alla giornata mondiale della gioventù di Sydney 2008. Mentre gli incaricati del servizio di pastorale giovanile si occupa in Italia del percorso soprattutto spirituale che preparerà l’evento e in terra australiana cura di aspetti logistici per l’accoglienza dei circa 10.000 giovani che il prossimo anno verranno dall’Italia per la manifestazione, Migrantes si preoccupa di mettere in contatto le strutture dell’emigrazione, soprattutto quelle associative, per assicurare ai giovani, la migliore accoglienza possibile. L’evento del 2008 serve comunque in Australia, secondo Don Domenico, per rinsaldare i rapporti tra le comunità degli emigranti e attraverso i giovani anche per incentivarli ad entrare nelle associazioni per garantirne il loro rinnovamento generazionale. La Chiesa italiana però, oltre a garantire un minimo di servizio pastorale agli italiani all’estero, è impegnata con un’attività di ricerca e di approfondimento sulla consistenza dell’italianità all’estero. Un servizio, ha aggiunto l’oratore, che non ha finalità esclusivamente religiose, ma anche sociali, per essere di aiuto a tutti coloro che si occupano di emigrazione nella comprensione del fenomeno migratorio in termini attuali e per programmare il futuro degli interventi nel settore. Da qui l’esigenza che tutte le comunità italiane all’estero, ma anche le organizzazioni degli emigranti in Italia, presentino all’opinione pubblica questo rapporto e provochino una discussione foriera di una maggiore attenzione verso un fenomeno che richiede nuove forme di intervento che consentano agli italiani nel mondo di ottenere una sempre maggiore cittadinanza compiuta.



E’ stata poi la volta di Luigi Papais, vicepresidente nazionale dell’Ucemi, il quale ha parlato della rappresentanza degli interessi degli emigranti e del ruolo dell’associazionismo. A quanti ritengono che il ruolo dell’associazionismo sia superato, il relatore ha risposto che le associazioni dispongono di una rete certamente da rinnovare ma che copre capillarmente tutte le località dove vivono emigranti. Certo, ha aggiunto, oggi ci sono i parlamentari italiani all’estero che hanno certamente il massimo grado di rappresentatività in quanto sono stati eletti dagli italiani all’estero nel parlamento nazionale. Si tratta di una ristretta pattuglia di parlamentari, peraltro determinanti negli attuali equilibri politici, ai quali va raccomandata una maggiore iniziativa parlamentare a favore degli emigranti, dei quali sono i loro diretti rappresentanti. Occorreranno, secondo il vicepresidente dell’UCEMI, certamente delle modifiche alla legge elettorale che consentono di superare le difficoltà registrate in sede di prima applicazione della legge; tuttavia il diritto di voto faticosamente ottenuto dopo una serie di ennesimi rinvii, va garantito anche per il futuro, poiché non vi devono essere differenze in termini di diritti e doveri tra gli italiani che risiedono in Italia e quelli che vivono all’estero. Pertanto le associazioni, assieme ai Comites, Coasit e ad altre strutture di rappresentanza, costituiscono il collegamento tra gli emigranti, i parlamentari e le amministrazioni dello Stato e delle regioni, divenute quest’ultime, titolari di competenze nel settore che vanno comunque coordinate. Dunque, a suo avviso, le associazioni hanno ancora un ruolo che va valorizzato, anche attraverso un coinvolgimento dei giovani, secondo le modalità più consone al mondo giovanile, che sono assai diverse da quelle delle precedenti generazioni, ma attraverso il loro linguaggio schietto e la loro spontaneità, potranno garantire ancora un futuro all’associazionismo degli italiani all’estero. La GMG in terra australiana va letta, per quanto riguarda il notevole afflusso degli italiani, anche in questa prospettiva perché potrebbe costituire l’occasione per uno scambio di esperienze tra i giovani che vivono al di qua di là dell’oceano, oltre che un momento di incontro tra tutti coloro che sono protagonisti a vario titolo dell’italianità stessa.

Nella parte finale della serata sono state presentate alla comunità le quattro volontarie del servizio civile. La presenza di queste quattro ragazze, ha detto Impellizzeri, costituiscono una preziosa opportunità per la comunità italiana di Brisbane per far riacquistar vigore all’associazionismo locale che vede la federazione cattolica italiana in prima fila nel tenere viva l’italianità impostata secondo i valori della cristianità.

Marco Federici, formatore e delegato dell’ufficio pastorale giovanile della CEI ha intervistato le volontarie aiutandole a presentarsi all’assemblea presente. Dopo la presentazione ufficiale, i responsabili del servizio pastorale giovanile hanno illustrato le loro esigenze, prima fra tutte quella di veder accolto nelle diverse città australiane un notevole numero di giovani italiani. Le famiglie italiane possono svolgere egregiamente tale servizio di accoglienza favorendo così, accanto alle iniziative delle Diocesi, spazi spontanei e familiari di socializzazione e di confronto tra coetanei. Un’occasione, ha sostenuto Don Nicolò Anselmi certamente unica in terra australiana, da non lasciar quindi perdere sia per gli aspetti propri della pastorale giovanile ma anche per quelli del coinvolgimento dei giovani nell’associazionismo dell’emigrazione. Il vescovo Bonicelli ha concluso la serata con delle appropriate parole di stimolo e di riconoscenza nei confronti degli emigranti, accompagnate dall’affidamento al Signore di tutte le gioie, le ansie e le preoccupazioni di quanti vivono lontani dalla loro patria e che con il loro impegno contribuiscono a renderla più grande.

Gli italiani di Woollowin




Giovedì 11, nel mezzo di tante iniziative italiane in programma nel week end a Brisbane, anche la comunità cattolica italiana non ha voluto essere da meno, incontrandosi con al delegazione CEI per parlare del Rapporto italiani nel mondo 2007. La FCI ha organizzato una Santa Messa, celebrata da S.E. Mons. Gaetano Bonicelli, già arcivescovo di Siena e primo direttore dell’UCEI, divenuta successivamente Migrantes. Alla presenza di un centinaio di persone convenute nella Chiesa si Holy Cross, il vescovo ha parlato dei valori cristiani che i veterani dell’emigrazione hanno conservato anche nei luoghi di arrivo e che hanno poi trasmesso alle nuove generazioni. Peccato, purtroppo, che in Australia come in Italia anche i cattolici stiano attraversando un periodo di scarso interesse per la religione, fatto che ha indubbiamente modificato in peggio la società che, senza valori si trova piuttosto allo sbando. La Chiesa italiana, secondo il presule, è sempre stata vicina di emigranti, attraverso l’attività della Migrantes e con l’impegno di numerosi missionari italiani che hanno vissuto e vivono tuttora nelle località di maggiore presenza degli emigranti italiani. Riscoprire le proprie radici cristiane vuol dire innanzitutto mettersi in sintonia con se stessi e quindi dare un contributo anche alle comunità di arrivo, nelle quali immigranti sono ormai ben inseriti, per migliorare una società che vive una profonda crisi, soprattutto nel mondo giovanile. Questi auspici il vescovo Bonicelli e ha affidati alla protezione dei santi degli emigranti, che sono divenuti tali attraverso la condivisione delle dure condizioni degli emigranti e con il costante impegno religioso e sociale nei loro confronti.

mercoledì 10 ottobre 2007

Una serata in famiglia al Club italiano

La serata del 10 ottobre, ci ha visti ospiti del Club italiano a New Market, circolo dotato di ampi spazi anche per quanto riguarda le attività culinarie, salvato da una crisi finanziaria grazie ad una public company guidata dai soci del Fogolar Furlan. Il presidente Antonio Olivo, imprenditore agricolo tutto d’un pezzo, ci fa gli onori di casa e assieme al suo direttivo mangiamo all’italiana e beviamo vino dai nomi friulani, prodotto però in Australia. La segretaria del Fogolar, la dinamicissima Giuliana Giavon si fa in quattro per metterci a nostro agio, disponibilità che continuerà anche nella giornata successiva. Tutti sono contenti di vedere un vescovo italiano, mons. Gaetano Bonicelli, pioniere assieme a mons. Ridolfi della istituzione di Migrantes, della quale ne parlano diffusamente, con riferimenti del passato ma con lo sguardo rivolto al futuro.

Intanto le quattro volontarie hanno preso possesso delle loro stanze, nelle case di famiglie generose della FCI, che le ospiteranno per l’anno di esperienza nella cosiddetta terra nuovissima. Assieme a dei validissimi responsabili locali, tra i quali citiamo Luigi Casagrande, Presidente della Camera di Commercio italo-australiana, della più che generosa segretaria generale Maria Antonietta Marruca, di Mariangela Stagnitti, oltre che di Padre Mauro c.s. e di Camillo Impellizeri, vanno delineando le modalità operative del loro servizio, prendendo contatti con la città e con la comunità. Quando noi partiremo si sentiranno per un momento più sole, ma sanno di aver trovato delle famiglie non meno disponibile di quelle che hanno lasciato in Italia.

Nik Xynias Ao Bem e interculturalità



Un primo momento organizzativo è stato fatto già mercoledì mattina, quando eravamo ancora sotto effetto del fuso orario e qualcuno non aveva ricevuto i bagagli, dispersi come al solito in qualche aeroporto. L’intera delegazione si è incontrata con Nik Xynias AO BEM, che sovrintende ad un ente australiano che dialoga costantemente con tutte le associazioni etniche che vivono nel Queensland e che sono oltre un centinaio, tra le quali naturalmente diverse sono italiane. A presentarcelo una nostra conoscente slovena, ma ben inserita nella comunità italiana, Monika Makari, che si occupa di relazioni internazionali e di regolarizzazioni degli immigrati per conto dello Stato australiano. Con lei c’era anche la vice presidente del Comites, Mariangela Stagnitti, in rappresentanza anche della presidente, al momento in Italia. Interessante la ricostruzione fattaci da Nik, che è di origine greca, sulla presenza delle etnie italiane in Australia in generale e nel Queesland in particolare. Una lunga storia di migrazioni, dapprima irlandesi ed inglesi e quindi anche italiane. Un lavoro, il suo, che consiste nel coordinare una rete di rapporti tra sodalizi che tengono assieme rappresentanti di nazionalità diverse, per far avere loro, in determinate occasioni, una voce univoca ed unificante e poter interloquire proficuamente con le autorità pubbliche. Quest’ultime sono un po’ fredde nei confronti delle istanze dl mondo associativo dell’emigrazione, nonostante l’Australia sia un paese visibilmente multiculturale, che ha ancora bisogno di forza lavoro straniero. Decine di centinaia sono gli italiani, perlopiù laureati, che ogni anno giungono nel paese dei canguri, per svolgere una qualsiasi attività lavorativa, quasi sempre specializzata. Ma spesso, a fronte di un massiccio reclutamento all’estero, i rapporti di lavoro si risolvono alla fine di un biennio, senza il rinnovo del visto. Una posizione comoda per il governo locale, ma ingiusta nei confronti dei lavoratori. Ad ogni modo, le etnie sono riconosciute dagli Stati locali e da quello federale e la comunità italiana è rispettata, abbastanza omogenea e piuttosto benestante: Non ci sono, infatti, casi di povertà conclamata e il welfare è alquanto consistente.

lunedì 8 ottobre 2007

Presenza italiana in Brisbane

Brisbane è la capitale dello stato del Queeensland, in Australia. La città di Brisbane conta circa 957.010 abitanti mentre la sua area metropolitana arriva ad avere circa 1.800.000 residenti, che la rendono, per popolazione, la terza area metropolitana dell'Australia. Oltre a questo, Brisbane è uno dei tre maggiori porti del paese



una presenza basata sulla comune tradizione.

“La piccola ma tenace colonia Italiana di Brisbane...” tale definizione, mediata da Il Giornale Italiano del 22 novembre 1933, è forse quella che meglio chiarisce l'identità della collettività italiana residente a Brisbane tra il 1870 ed il 1940. Sebbene tale comunità non possa assolutamente competere per dimensioni con quelle di Melbourne o di Sydney, certamente per tenacia non è seconda a nessuno. Fin dall'inizio, infatti, è composta di persone coraggiose ed intraprendenti, che lasciano un segno profondo nella storia della capitale del Queensland.

Riprendendo una recensione di Stefano Girola, sul libro di Fabio Baggio “Gli Italiani di Brisbane”. Brisbane, a cura dello Scalabrini Migration Center; Rintocchi-Brisbane, 2004, pubblicata sul periodico Studi Emigrazione, Vol. 42, Settembre 2005, n. 159, pp. 704-706 cosî viene presentata la comunità di Brisbane.

“Intenzionato a far fiorire nel Queensland una civiltà cattolica, il primo vescovo di Brisbane, l’Irlandese James Quinn, svolse negli anni ’70 del secolo XIX un’intensa opera di reclutamento in Europa, mirata ad un’ immigrazione di “qualità” piuttosto che di quantità. I sacerdoti, gli uomini di cultura e gli artisti italiani convinti da Quinn ad imbarcarsi per gli antipodi formeranno il primo nucleo della comunità italiana di Brisbane. A loro sono legati eventi e monumenti di rlievo nella vita ecclesiastica, culturale ed artistica della capitale.

Insieme alle reclute “illustri” di Quinn cominciarono ad arrivare altri Italiani, che ben presto si raggrupparono nel quartiere di Breakfast Creek, riconosciuto già nell’ultimo decennio del secolo XIX come una “Little Italy”. L’autore, sulla base di fonti precedentemente trascurate, rievoca dettagliatamente e vivacemente le vicende biografiche dei più intraprendenti fra questi emigrati: da Giovanni Battista Pullè, che dopo aver lanciato la “Italo-Australian Commercial Company”, si dedicò alla distillazione del brandy, alla produzione di vino e pasta (con la “Excelsior Macaroni Company”), nonché all’attività editoriale; a Giuseppe Franceschi, arrivato a Brisbane con l’intento di sperimentare nel Queensland coltivazioni tipicamente mediterranee, ed il cui bagaglio personale comprendeva tralci di vite, olivo, alloro e corbezzolo. Infine il pisano Giovacchino Maccheroni, che si fece conoscere non solo per la produzione di pasta, caffè e vino, ma anche per la collaborazione con il vescovo locale nell’assistere gli emigranti italiani appena giunti in città.

Al 1877 risale la prima iniziativa pubblica della piccola comunità italiana, che costituì una “Società di Patronato e Mutuo Soccorso tra gli Italiani nel Queensland”, con lo scopo di “aiutare tutte le persone meritevoli di nazionalità italiana col dare consiglio, procurare lavoro, concedere prestiti e fornire assistenza economica”. I notabili della comunità si mobilitarono anche nel 1891 quando fu annunciata la storica spedizione della nave Jumma, che avrebbe aperto all’emigrazione italiana le piantagioni di zucchero e di tabacco del Nord Queensland. Memori di precedenti spedizioni dagli esiti fallimentari, gli Italiani di Brisbane si premurarono di informare il Governo Italiano sulle reali condizioni lavorative del Queensland, anche per scongiurare i rischi di truffe o contratti svantaggiosi a scapito dei coloni italiani. Riconoscendo nella generosità e nell’affetto patrio le “virtù caratteristiche dei cittadini italiani residenti a Brisbane”, Baggio cita anche il loro sostanzioso contributo alla colletta mondiale per il soccorso ai veterani della Guerra di Abissinia nel 1896. Tuttavia, almeno fino agli anni ’30 del secolo XX, la collettività italiana stentò a diventare una comunità coesa capace di fare causa comune intorno ad obiettivi condivisi. Ne è prova l’esiguo numero di associazioni italiane, a confronto con altre città australiane. Fra le poche realtà associative, spicca la fondazione nel 1924 della “Italo-Australian Association”, ad opera del

Salesiano Ernesto Coppo, che aveva cominciato la sua esperienza pastorale fra gli Aborigeni delle zone remotedel Kimberley (…..)

A partire dagli anni ’30, la situazione comincia a cambiare. Sostenuti dai rappresentanti Consolari del egime fascista, gli Italiani fondarono un numero crescente di associazioni politico-culturali. Pur non mancando gli esempi di tendenze antifasciste, le principali associazioni di questo periodo (il “Fascio di Brisbane” e la “Società Dante Alighieri”) sono espressione di un fascismo locale che secondo Baggio “più che un’affiliazione politica, è un sentimento nazionalistico infervorato dai successi dell’Italiamussoliniana”.

Significativamente il primo documento pubblico del “Fascio di Brisbane” fu un telegramma di auguri all’arcivescovo di Brisbane James Duhig. Ammiratore di Mussolini e appassionato sostenitore del binomio “Fede e Patria”, l’arcivescovo fu un’importante figura di riferimento per la comunità italiana, anche al di fuori dei confini della sua diocesi. I documenti individuati dall’autore negli archivi arcidiocesani contengono molte lettere di Italiani che sollecitano una raccomandazione per il lavoro, chiedono l’ appoggio di Duhig per iniziative culturali o di beneficenza o lo ringraziano per il suo intervento in casi di difficoltà personale. Il suo sentimento pro-italiano lo portò a prese di posizione molto controverse, come l’isolata difesa dell’invasione fascista dell’Abissinia. Ma la sua fu anche una voce pacificatrice e riconciliatrice nei momenti di maggior tensione fra emigrati Italiani e società ospite, in particolare durante gli scontri di

Kalgoorlie, nel Western Australia, quando una folla di minatori ubriachi si scatenò in una sanguinosa “caccia all’Italiano”. Il ruolo svolto da Dughig, riconosciuto ufficialmente dal Governo di Roma, illustra la tesi di Baggio secondo cui “la confessione cattolica rimane un importante elemento identificativo per la locale comunità italiana”.

Brisbane italiana


Brisbane piccola comunità italiana molto determinata nel difendere l’italianità

A Brisbane c’è una piccola ma tenace colonia italiana, che ha accolto la delegazione italiana della CEI con grande disponibilità. Siamo arrivati in un periodo di tanti impegni concomitanti, come il “FilmFestival” del cinema italiano, una grande rassegna della nostra moda e il Congresso dell’ANFE (Associazione nazionale famiglie emigranti) ma abbiamo trovato ugualmente lo spazio per diversi appuntamenti interessanti ed utili per il futuro delle nostre attività.

Nel capoluogo del Queensland, infatti, oltre duemila giovani in transito per la GMG del 2008, troveranno ospitalità prima o dopo l’evento di Sydney.

Migrantes-Ucemi si sono assunti il compito di sensibilizzare sull’argomento le Parrocchie e le Associazioni degli emigranti ed il Servizio della Pastorale Giovanile quello di rendere operative tutte le indicazioni che riescono ad ottenere a tale proposito. Il discorso è abbastanza complesso, ma è sostenuto dalla Parrocchia della Missione Cattolica Italiana che, con i Padri Scalabriniani , curano la Chiesa Holy Cross e lavorano in piena sintonia con la Diocesi locale, che ha un apposito servizio diocesano per la GMG. Un aiuto organizzativo avviverà anche dalla Federazione Cattolica Italiana, guidata da Camillo Impellizzeri, che vive proprio a Brisbane e che ha accolto l’idea della Migrantes di realizzare un progetto di servizio di volontariato civile, finanziato dallo Stato italiano. Con noi sono infatti giunte quattro giovani che si fermeranno a Brisbane, con due brevi tappe a Melbourne e Sydney, per un intero anno di volontariato civile, programmato per accrescere i rapporti tra la comunità italo-australiana e la Chiesa italiana, anche in vista della GMG. Le volontarie vivranno in alcune famiglie di italiani.

Informazione sull'Australia


L’Australia occupa la parte continentale dell'Oceania e l'Isola di Tasmania. La superficie è prevalentemente pianeggiante. Lungo la costa orientale si estende la Gran Catena Divisoria. Nell'interno si estende il grande bacino centrale, bassopiano desertico circondato da steppe e savane. La zona desertica va espandendosi verso l'ovest. La regione del nord, la più piovosa del paese, ha clima tropicale e densi boschi. Nel sud-est, con clima subtropicale e piogge ben distribuite durante l'anno, vive il 75% della popolazione. Qui si coltiva grano (di cui l'Australia è uno dei maggiori produttori mondiali), avena, orzo e canna da zucchero. Nelle steppe e regioni interne pascolano le greggi più numerose del mondo. L'Australia è pure uno dei maggiori produttori mondiali di minerali: carbone, ferro, bauxite, piombo, zinco, rame, nichelio e uranio; autosufficiente per quanto riguarda il petrolio, presenta un considerevole sviluppo industriale concentrato nel sud del paese. Il suolo subisce una crescente salinizzazione. Molte specie tipicamente australiane, sia animali che vegetali, sono in pericolo di estinzione a causa della distruzione dei loro habitat naturali.

SOCIETÀ
Popolazione: Quando gli inglesi "scoprirono" l'Australia, nel 1778, vi abitavano 250.000 aborigeni suddivisi in circa 500 tribù. Nel 1901 ne rimanevano solo 66.000. Oggi sono 200.000 e costituiscono l'1% della popolazione australiana. Nella maggior parte dei casi convivono con i discendenti degli europei, nelle condizioni socioeconomiche più degradanti. I discendenti dei britannici formano attualmente i due terzi della popolazione totale, composta per il resto da immigrati asiatici, europei e latinoamericani.
Religione: Cristiana, 74% (24% anglicani, 27% cattolici, 8% Chiesa dell'Unità, metodisti e altre denominazioni); buddhisti, musulmani, confuciani e altri gruppi 13%.
Partiti politici: Partito Liberale, di centro-destra, in coalizione con il Partito Nazionale (NP), che difende gli interessi degli agricoltori; vinse le elezioni nel marzo del 1996. Partito Laburista. Partito Democratico (di centro). Partito della Nuova Sinistra, fondato nel 1989, dopo lo scioglimento del Partito Comunista. Partito Socialista. Partito Comunista Marxista-Leninista e Partito Verde (ecologista). Organizzazioni sociali: Il Consiglio Sindacale Australiano (ACTU) è la maggiore centrale operaia, con 133 federazioni associate.

STATO
Nome ufficiale: Commonwealth of Australia.
Divisione amministrativa: 6 stati e 2 territori.
Capitale: Canberra, 3373.000 ab. (2003). Altre città: Sydney, 3.958.800 ab.; Melbourne, 3.317.300 ab.; Brisbane, 1.535.300 ab.; Perth, 1.365.600 ab.; Adelaide, 1.115.900 ab. (2000).
Governo: Monarchia parlamentare. William Deane, governatore generale, nominato dalla regina d'Inghilterra. John Howard, primo ministro dal marzo del 1996.
Festa nazionale: 26 gennaio, Giorno dell'Australia. Forze armate: 56.100 (incluse 7.500 donne).